isola di RAB
isole GOLI, GRGUR i PRVIĆ
Velebitski e Vinodolski kanal
da Tihi kanal a Opatija


l ritorno dalla crociera porta da sempre con sé una dolce tristezza causata dalla fine imminente del viaggio. I turisti nautici più esperti si servono di alcuni modi di conservare il buon umore fino all’ultimo giorno della crociera. Non dobbiamo nemmeno pensare al vino, o ad altre bibite alcooliche, perché l’alcool diminuisce le capacità della nostra memoria. Se per lungo tempo avremo presente nella memoria questa crociera, sia breve che lunga, dimostreremo il suo successo.

La nostra proposta è molto semplice. Per ritornare bisogna scegliere la rotta che non abbiamo seguito ancora. Se ritorniamo a Opatija venendo da sud, il golfo del Quarnaro ci offre la possibilità di scegliere, al ritorno, l’itinerario che ci porta lungo la costa orientale del Quarnaro. L’unico fatto di cui dobbiamo tener conto nel programmare il viaggio che segue questa rotta è la bora. Se soffia la bora, se soffia una bora violenta, dobbiamo rinunciare al viaggio (se la bora è troppo forte, i turisti nautici che vogliono andare a Opatija devono seguire il nostro primo itinerario. Naturalmetne in senso inverso. Il percorso è un po’ più lungo, ma molto più piacevole).

Se la previsione del tempo non annuncia una bora violenta, se veniamo da sud, il meglio sarà arrivare in nave fino al promontorio settentrionale di Rab, fare il bagno ancora una volta su una delle spiagge sabbiose di Lopar, e allora decidere se continaure il viaggio.


Se la notte ci sorprende in vicinanza del promontorio di Kalifront, e non abbiamo l’intenzione di navigare di notte, il meglio è navigare da Kalifront con la prua in direzione della punta di Sorinj (B B1 3s 10m 6M), e seguire la rotta finché non vedremo il faro dell’ACI marina Supetarska Draga. Sul capo del molo della marina si trova il faro rosso (C B1 5s 7m 4M).


La fine prossima di ogni crociera è accompagnata anche da un senso di fretta. Prima di andare in crociera programmiamo il viaggio attentamente e pazientemente per giorni, ma adesso le nostre decisioni diventano frettolose e non confermate abbastanza dai fatti. Se ci sorprende la bora, diremo: non fa niente!? Ci restano ancora poche miglia e tutto è finito! Ma il vento e il mare non seguono la logica umana della fretta. La rotta più breve che ci si offre sulla carta nautica, per lo più non è la più veloce. Anzi, sul mare, fermarsi in un riparo sicuro per qualche ora, o per tutta la giornata, significa spesso arrivare il più presto possibile. .

La costa nordoccidentale dell’isola di Rab offre molte bellissime baie nelle quali aspettare le migliori condizioni atmosferiche non significa perdere tempo. Ognuna di esse rientra profondamente nella costa di Rab, proteggendoci in tal modo dalla bora. A differenza delle spiagge di sabbia nella parte settentrionale dell’isola, queste baie sono al principio sassose, circondale dalla foresta, e poi, sul fondo, sono sabbiose.
Navigando da sud, la prima di queste baie, ma non la più bella, è nota grazie al re d’Inghilterra, Edoardo VIII. Infatti, nel 1936 egli vi fece il bagno tutto nudo, e questo suo comportamento inaspettato segna l’inizio del naturismo su quest’isola. Certo, anche prima la gente faceva il bagno nuda (per esempio nella preistoria), ma gli operatori turistici di Rab hanno sfruttato scaltramente la presenza del re d’Inghilterra. La baia si chiama Kandalora, e si trova nelle immediate vicinanze del promontorio di Frkanj.

Guardando la carta nautica, tutte queste baie e insenature ci sembrano simili l’una all’altra, ma possiamo riconoscerli da alcune loro caratteristiche e particolarità. Riconosceremo la baia di ?ifnat, per esempio, dalla sua piccola cappella situata sulla punta occidentale. Se non ci sentiamo sicuri all’ancora, possiamo approdare nella baia di Veli žal. Vi si trova un molo lungo una cinquantina di metri. Al suo capo la profondità è di 4 metri circa, anche se il più delle volte tutto è pieno di natanti degli abitanti del luogo.

Prima della punta di Kanitalj, su cui si trova il faro, entreremo nell’insenatura di Kristofor/Cristoforo. Non bisogna neanche sottolineare che questa insenatura termina con una bella spiaggia.


Menzioniamo ancora le insenature di Planka e di Sv. Mara/Santa Mara che si trovano più vicino al promontorio di Kalifront. Quest’ultima è un luogo di ancoraggio molto sicuro, perché in essa si trovano le bitte di ancoraggio scalpellate. Di certo, gli arbesani non hanno fatto le bitte, neanche i turisti, ma le hanno scalpellate i vecchi marinai molto esperti, perché è un lavoro che richiede pazienza.

Se vogliamo fare il bagno in pace in queste insenature, possiamo ancorarci alla profondità di 5 - 7 metri. Per quelli che hanno abbastanza del mare, possono fare delle passeggiate su uno di tanti sentieri di montagna che portano fino alle spiagge.
Andiamo avanti !


 


  poche miglia a est di Lopar (della punta di Stojan) si trova Goli otok. Il suo nome parla chiaramente del suo aspetto, e ciò che vi succedeva nel corso dei decenni passati, oggi attira l’attenzione dei visitatori. Nell’isola c’era per molti anni (fino all’anno 1988) il penitenziario per detenuti politici, oggi aperto al pubblico e i turisti possono visitarlo.

Oltre ai carcerati, che nell’isola di Goli vivevano in condizioni difficili, c’erano anche i carcerieri. L’ambiente intorno allo stabilimento carcerario dove abitavano i carcerieri era ben imboschito, per cui possiamo dire che Goli è sorprendentemente verde. Naturalmente, solo nella sua parte sudoccidentale, perché le parti dell’isola esposte alla bora sono del tutto nude e inaccessibili. A causa della vicinanza delle bellissime spiagge di Rab non bisogna fare il bagno o prendere il sole a Goli; ma bisogna visitare gli stabilimenti carcerari che nascondono la triste verità dei tempi passati; il meglio è scegliere l’insenatura di Mala Tetina per approdare.


Questa insenatura ha un approdo sicuro, costituito dalla riva di cemento. Il lato settentrionale della riva è meno lungo della sua estremità meridionale. La profondità all’estremità meridionale diminuisce, è di 4 - 1,5 metri, mentre nella parte settentrionale del molo la profondità è di 3,5 - 1,5 metri.

La maggior parte degli edifici dello stabilimento carcerario si trova tra le insenature di Mala Tetina e Melma. Nella parte settentrionale della baia di Melma si trova il faro, più precisamente sul promontorio di Sajlo. Come conviene a questa isola, vicino al faro ci sono alcuni fortini.

Un po’ più a sud del faro (meno di mezzo miglio) si trova ancora un approdo nell’insenatura di Melma, costituito da due moli che chiudono l’insenatura. Al capo dell’estremità settentrionale la profondità è di cinque metri. Se approdiamo al molo meridionale bisogna essere cauti, perché al capo del molo il mare è il meno profondo (0,5 m). Alla sporgenza a forma di gomito verso la metà del molo, la profondità è di 4 metri, diminuendo leggermente e in fondo all’inseantura è di 2 metri.


A solo un miglio verso nordovest dell’isola di Goli si trova Sv. Grgur/San Gregorio. La storia dell’isola non è molto più allegra, perché vi era lo stabilimento carcerario per donne.

A Sv. Grgur vi consigliamo solo un’insenatura dove potete legarvi, in modo sicuro, all’approdo esistente. Non vi sembra strano che in un’isola tanto piccola l’unica insenatura porti il nome dell’isola omonoma: l’insenatura di Grgur nell’isola di Grgur. Più precisamente, l’insenatura di Sv. Grgur nell’isola santa.

Il molo di cemento in mezzo all’insenatura è lungo una quarantina di metri circa. L’insenatura è più profonda lungo il lato sudoccidentale dell’approdo (4 m circa). Dall’altra parte la profondità diminuisce fino a 2 metri. L’approdo di cemento si appoggia alla spiaggia, potremmo dire bella, se non ci fossero le rovine dei vecchi edifici dello stabilimento penitenziario per donne.

Questo gruppo di isole comprende ancora l’isola di Prvić. Sebbene sia quasi due volte pi? grande di Goli e Sv. Grgur, non ci sono case, e i turisti nautici non vi sostano. Ricordando la triste storia di Goli e Sv. Grgur, forse è meglio che l’isola di Prvi? sia disabitata.

 

Tra Prvić e Rab si trova il noto stretto di Senjska vrata/Bocca di Segna dove soffia la più forte bora dell’Adriatico. Largo solo quattro cavi, e chiuso da due punte: la punta Stražica a Prvić e la punta Škuljica a Rab. Molti racconti cominciano con i loro nomi; una volta, tra Stražica e Škuljica, quando la nave fu battuta da una bora violenta ...


Subito dopo la punta Škuljica il nostro sguardo sarà attratto dalla lunga spiaggia di sabbia, d’estate sparsa di moltissimi ombrelloni. È la spiaggia di Baška. Se, malgrado tutti i nostri ammonimenti, vi sorprende la bora, questo è l’ultimo riparo sicuro prima di entrare nel canale di Velebit.

A pochi kilometri da Baška, si trova Jurandvor. Per amatori di valori culturali basta dire che vi fu trovata l’iscrizione di Baška, uno dei maggiori monumenti della cultura croata.

Il porto di Baška è un ormeggio sicuro. Il porto è grande e vi si trova anche l’approdo per traghetti. Le linee traghetto mettono in comunicazione Baška con l’isola di Rab e, sulla terraferma, con Senj.

A proposito di Senj, dobbiamo deciderci se continuare la navigazione lungo l’isola di Krk, o traversare in nave il canale di Velebit e navigare lungo la fascia costiera. Ci troveremo di fronte a un dilemma ancora più grande se accenniamo a un fatto storico molto interessante riguardo la città di Senj: gli Uscocchi ...

No! Noi siamo turisti nautici e se dobbiamo scegliere tra le isole e la terra, le isole sono più vicine alla nostra indole. Andiamo all’isola di Krk !

Non dobbiamo tralasciare di visitare Vrbnik/Verbenico. Nelle guide turistiche sta scritto: questo abitato tipicamente frangipano è secondo il suo piano simile ad altri abitati che i conti di Veglia facevano costruire sul Litorale croato. E poi scrive che il porto è protetto da tutti i venti. Lo potete dire solo se non vi siete mai trovati a Vrbnik quando soffia la bora. Una bora violenta! Il molo protegge il porto dalla bora, ma le onde producono un forte e sgradevole movimento girante per cui non possiamo abbandonare l’imbarcazione neanche per un momento, collocando i parabordi per evitare i danni. Del resto, trovarsi a Vrbnik durante una forte bora, vuol dire essere catturato nel suo porto.

Quando il tempo è bello, godiamo di molte cose. Gli amatori di spiagge fanno il bagno su un’insolita spiaggia ai piedi della salita ripida che dal mare porta all’altura su cui si trova la città. Vanno a piedi fino alla prima spiaggia, ma raggiungono l’altra spiaggia, più distante dal molo, solo nuotando. O qualcuno degli abitanti di Vrbnik vi porterà in barca. Il sole tramonta molto presto su queste spiagge, ma durante i caldi estivi, è il migliore ombrellone. Gli amatori di buon vino a Vrbnik degusteranno le migliori sorte di žlahtina, noto vino di qualità. Gli amatori di patrimonio culturale troveranno a Vrbnik molte cose interessanti. Non bisogna meravigliarsene se sappiamo che la località Vrbnik fu menzionata per la prima volta già nel 1100, e nel 1388 ebbe il suo statuto scritto in caratteri glagolici.

Di fronte a Vrbnik si trova l’insenatura di Žrnovnica. Promettiamo agli amatori di terraferma che alla prima occasione visiteremo questa bellissima insenatura, se è necessario anche per strada, sennonché, essi potrebbero critizzarci a ragione.

Lo stretto che rientra sempre più profondamente nel canale tra Krk e la terraferma si chiama il canale di Vinodolski. Tra Crikvenica in terraferma e la punta di Šilo la larghezza del canale è un po’ più di un miglio. Possiamo fermarci sul continente, non tralasciando le bellezze dell’isola di Krk.
È una sfida per ogni turista nautico entrare nel golfo di Soline, insenatura poco profonda con l’entrata stretta è protetta da tutti i venti. Bisogna essere molto attenti a causa del mare poco profondo con secche e scogli; si può approdare solo al capo del piccolo molo in località Klimno. Al capo del molo la profondità è di 3,5 metri circa. Il mare è abbastanza profondo fino alla metà del molo, dove si trova una piccola sporgenza in fondo all’insenatura che segna nello stesso tempo il limite d’approdo. Siccome il mare è poco profondo in tutta l’insenatura, sarà facile ancorarsi in qualsiasi parte dell’insenatura, certo stando attenti a non gettare l’ancora dove il mare è troppo basso.
Sulla fascia costriera si trovano grandi centri turistici, l’uno dopo l’altro. Novi Vinodolski/Novi con il suo ricco patrimonio culturale (Le leggi di Novi), poi Selce e infine Crikvenica. La Riviera di Crikvenica. Quando si dice la Riviera di Crikvenica si pensa alla ricca offerta turistica da Selce fino a Jadranovo.


Crikvenica è diventata un importante centro turistico grazie allo scviluppo turistico di Opatija. Infatti, Crikvenica deve il suo veloce sviluppo turistico a una lite alla corte austroungarica. Francesco Giuseppe litigava con suo fratello, arciduca Giuseppe. L’arciduca Giuseppe decise di lasciare Vienna, e siccome Vienna aiutava lo sviluppo di Opatija, egli decise di dedicare i suoi sforzi (e i suoi soldi) allo sviluppo di un altro luogo di villeggiatura, Crikvenica. Nel 1888 fece costruire a Crikvenica il primo stabilimento balneare di legno. Non passò molto tempo e l’alta società aprì solennemente al pubblico l’Hotel dell’arciduca Giuseppe. Da allora Opatija e Crikvenica si sviluppano turisticamente badando l’una all’altra, gelose di ciò che una città ha di più bello, ognuna cercando di essere la più bella.

I porti di Novi e Crikvenica sono ormeggi sicuri in tutte le condizioni atmosferiche, tranne quando i venti provengono dal quarto quadrante. La bora, se è forte, produce in questi porti onde sgradevoli che ondeggiano in tutte le direzioni. Quando c’è il temporale sul Quarnaro è pericoloso trovarsi in questi luoghi.

Il porto di Novi ha due moli sui cui capi ci sono i fari: sul molo esterno il faro verde, e su quello interno il faro rosso. Nel lato interno del molo esterno la profondità del mare è di 3 metri circa, ma oscilla irregolarmente nel bacino che formano i due moli. Per cui bisogna star molto attenti e guardare con attenzione la pianta del porto mentre entriamo in porto.

Crikvenica ha un grande molo che, andando dalla città, si piega ad arco e il suo capo si estende in direzione del canale di Novi, proteggendo il mare denro il porto dai venti che soffiano da mezzogiorno. La profondità è buona fino alle prime boe d’ormeggio, a cui sono legate le barche degli abitanti di Crikvenica. L’ancoraggio in mezzo al porto non offre buon riparo. Le secche sono segnate con boe. 



ontinuiamo la nostra crociera, o il nostro ritorno a Opatija, navigando nello stretto tra Krk e la terraferma, Tihi kanal. Non sappiamo perché ha preso il nome di Tihi, perché vi soffia una bora violenta, sebbene non abbia abbastanza posto per produrre onde alte. Ma ciò non deve illuderci. La polvere che la sua rabbia solleva metterà in dubbio ogni turista nautico: che fare. In tali condizioni dobbiamo navigare il più vicino possibile alla terraferma, e ci serviranno da riparo i porticcioli nel canale. Se l’immersione del natante non è più di 2,5 metri, un riparo sicuro lo troverete a Jadranovo. Il meglio è ormeggiarsi all’argine di sassi nella parte meridionale del porto. Oltre a Jadranovo, può servirci da riparo anche il vecchio approdo per traghetti ?rišnjevo, dove troveremo l’approdo adattato a navi-traghetto. Tali approdi non sono idonei per piccole imbarcazioni, ma in mancanza di meglio ce la caveremo.


Nella parte settentrionale del canale si trova l’isola di Sv. Marko/San Marco, che servì da pilastro ai costruttori del ponte che collega Krk alla terraferma. È un destino triste per un ponte !

I turisti nautici si ricordano sempre della navigazione sotto costruzioni tanto enormi. L’altezza del ponte è nella sua parte centrale sufficiente per tutte le navi, per cui quelli che viaggiano a bordo di imbarcazioni con alte vele non devono aver paura di non poter passare sotto il suo arco. Qui ci può sorprendere anche qualche aereo, perché nelle immediate vicinanze del ponte si trova l’aeroporto di Krk.

Dal confine del canale menzionato, dalla punta Oštro, scorgiamo Kraljevica/Porto Re. È tutt’ora un noto cantiere navale, e l’entrata nel suo porto si trova tra le punte di Oštro e Fortica, quest’ultima facilmente riconoscibile dalle mura di una grande fortificazione.


Consultando la carta nautica con impazienza vediamo che la via verso Opatija è libera, sulla rotta 290. Ancora 12 miglia. Ma, se abbiamo ancora un po’ di tempo non dobbiamo tralasciare di visitare il golfo di Bakar/Buccari. Come Lošinj, nota per il suo cantiere navale, anche Bakar è nota quale vecchio centro nautico a cui bisogna rendere onore. Migliaia di marinai hanno acquisito qui le cognizioni di base in nautica, in costruzione di macchine, cognizioni indispensabili per la navigazione, dimostrando la loro abilità sui mari e oceani in tutto il mondo.

La città di Bakar si trova nella parte nordoccidentale del golfo. Di fronte si trova la località Bakarac alle porte della gola stretta da cui soffia la bora con una forza incredibile, ma solo fino alla metà del golfo di Bakar. In questa località non abbiamo dove ormeggiarci. Sono caratteristiche le sue tonnare per la pesca - due o tre. Su questi strani impianti pescherecci sedevano i pescatori, aspettando che un branco di pesci entrasse nel golfo. E quando il pesce era nel golfo, quelli delle tonnare facevano segno ai pescatori che aspettavano, pronti, il momento di alzare dal fondo marino la rete fino alla superficie, dividendo in tal modo il golfo in due parti. Il tonno era catturato, non c’era via di scampo.

Bakar ha un porto ben attrezzato, come spetta a un celebre centro nautico. Purtroppo, l’ambiente intorno a Bakar non è orientato verso una vita nautica. Molti impianti industriali (o i resti di questi impianti) rovinano l’immagine di questo bellissimo golfo. Ma noi siamo entrati nel golfo di Bakar solo per ricordarsi della sua tradizione nautica augurando alla città di Bakar di continuare ad educare generazioni di giovani marinai.
All’uscita dal golfo di Bakar - rotta 290! Opatija