sud di peninsula di ISTRA
Temporali di Quarnaro
isola di UNIJE
isole Velike e Male SRAKANE
isola di SUSAK


turisti nautici che vengono dalla parte più settentrionale dell’Adriatico, viaggiando lungo Umag, Rovinj/Rovigno, Pula /Pola ... entreranno nel Quarnaro dopo aver aggirato il promontorio di Porer.
Il movimento visibile delle correnti marine nelle immediate vicinanze di Porer, che qualche volta può essere così forte che il movimento verticoso dell’acqua crea un sentimento sgradevole, e dice ai laici che qui c’è una linea di confine tra qualcosa. I turisti nautici, non tenendo conto di quello che diranno le persone competenti che determinano i limiti territoriali tra gli Stati, regioni o altri insiemi organici, saranno d’accordo che a partire da Porer e più avanti in direzione est, regnano le condizioni atmosferiche proprie del golfo del Quarnaro. La bora, per esempio, quale uno dei fattori che distinguono il golfo del Quarnaro da altri golfi (o parti del mare appartenente al golfo), soffia in una maniera fino a Porer, e in un’altra maniera a ovest di Porer. Le onde del mare ondeggiano fino a questo promontorio, portate dalla forte bora che soffia dai pendìi scoscesi dell’isola di Cres, mentre a ovest di Porer le onde non ci sono. Questa è la ragione per cui Porer, negli occhi dei turisti nautici, fa parte del golfo del Quarnaro. Per esempio, un giorno quando abbiamo fretta ci dirigiamo verso le Unije/le isole di Unie o Susak/Sansego, e dopo alcune miglia siamo costretti a tornare indietro, dobbiamo prendere la decisione più logica e ritornare a Porer.

Sulla carta nautica si vede bene che l’entrata a Pomer è molto stretta e il mare è poco profondo. A ciò bisogna aggiungere anche il fatto che stiamo parlando del caso quando siamo costretti a ripararci a Pomer a causa del maltempo. Quando soffia la bora, qui le onde solo molto alte. Alte e veloci. Quando dobbiamo stabilire la rotta per entrare a Pomer, non bisogna dimenticare che sulla carta sono iscritte le profondità misurate durante il mare calmo. Quando le onde sono alte due metri, dobbiamo sapere che le profondità del mare che figurano sulla carta devono essere diminuite, cioè fatte a metà dell’altezza della onda.

Bisogna entrare a Pomer tra le piccole isole di Ceja e Bodula¹, viaggiando in direzione del promontorio di Munat. Dobbiamo navigare intorno a Fener, isolotto che si trova a qualche cavo a sudest di Ceja, cominciando dalla sua parte orientale. Di notte, il faro sul promontorio di Munat ci porterà attraverso il suo settore bianco fino all’entrata più stretta del golfo. Qualcuno dirà che è pericoloso entrare nel golfo di notte. In questa guida per turisti nautici abbiamo cercato di evitare l’uso della parola «pericoloso».

 Infatti, sul mare diventa pericoloso tutto ciò che non pare essere in sintonia con i principi di base della navigazione. Per cui, se l’entrata a Pomer non fosse contrassegnata, se non ci fosse il faro, saremmo d’accordo che la navigazione vi è pericolosa. Ma in questo caso bisogna attenersi alle istruzione (sulla carta nautica) e non si ha motivo di parlare di pericolo. Certo, si suppone che sappiamo servirci della carta nautica, altrimenti è pericoloso uscire di porto, ed è ancor molto più pericoloso cercare di arrivare in altro luogo.


L’entrata nel golfo del Quarnaro dalla direzione di Pomer sarà resa difficile se soffiano venti forti: la bora o lo scirocco. Tutti e due i venti producono onde alte, e a quelli che non conscono la direzione delle correnti marine, il proprio movimento diventerà un enigma. Quindi, a quelli meno esperti consigliamo di ritornare nella sicurezza di Pola in tutti e due i casi.


Se dovessimo deciderci a dire quale dei due venti è più sgradevole (perché i venti di per sé non sono pericolosi), diremmo senz’altro la bora. Infatti, le onde dello scirocco, anche se molto forti, ci lasceranno sempre la possibilità di scegliere : ritornare indietro in un porto sicuro dell’Istria, o cercare di farsi largo tra le onde fino alla parte del Quarnaro protetta dallo scirocco.

La bora invece, a differenza dello scirocco, ci scaccia fuori dal Quarnaro. In ogni caso è bene avere con sé il passaporto. L’Adriatico non è un mare tanto grande che, costretti dalle condizioni atmosferiche, non potremmo deciderci ad approdare alla costa vicina, quella italiana. Dopo settanta miglia, che dividono la nostra costa da quella italiana, la bora di certo perderà la sua forza.

Per quelli più testardi, o per quelli che non possono per numerose ragioni rimandare il viaggio nel Quarnaro a domani o dopodomani, ricordiamo che fino alle isole d’Unie, il primo riparo sicuro si trova a una quindicina di miglia. Seguendo tale rotta le imbarcazioni a motore non potranno reggere alle onde della bora che battono il bordo dell’imbarcazione. Le imbarcazioni a vela dovranno navigare controvento, correggendo la rotta con alcune manovre. Nel Quarnaro, circa a metà strada, la bora sarà più favorevole alle imbarcazioni a vela. E quando ci ripareremo dietro l’isola di Unie, l’equipaggio si metterà d’accordo di fermarsi nelle isole d’Unie e di riposarsi bene.



Temporali di Quarnaro

iremo qualcosa di più su questi temporali del Quarnaro. Infatti, venendo dalla direzione di Porer scorgeremo davanti a noi la parte più aperta del golfo del Quarnaro. Una ventina di miglia davanti a noi basta perché il temporale estivo ci sorprenda.


Esistono diverse sentenze popolari e massime che dicono come bisogna comportarsi durante il temporale. Anche se all’inizio di questa guida per turisti nautici abbiamo detto quanto stimiamo l’esperienza secolare dei marinai del mestiere, ora dobbiamo dire che i tempi sono cambiati e che alcune esperienze non si possono applicare a natanti moderni. Prima di tutto bisogna dire che oggi, quanto al tempo, le sorprese sono rare, perché la meteorologia ha raggiunto un grado invidiabile di esattezza. I segni che annunciano il temporale sono ben visibili. Le nubi alte (cumuli) di notevole sviluppo si trasformano in nubi dense e scure (cumulonembi), e quando il loro strato più alto a forte sviluppo verticale prende forma di un incudine, possiamo essere sicuri che da quella nube il temporale scenderà a mare (alcuni paragonano l’incudine con la barba bianca di un vecchio). Prima dell’arrivo del primo impeto della pioggia e del vento, sul mare regna il silenzio. Parliamo del temporale estivo che è sempre accompagnato da un caldo soffocante. Prima delle raffiche di vento provocate dal temporale, di solito soffia un leggero vento in direzione opposta, per lo più dalla terra, portando spesso il profumo dei boschi di pini. Tutto ciò non accade allo stesso tempo, e siccome i temporali sono più frequenti nelle ore pomeridiane e verso sera possiamo prevedere il temporale gettando uno sguardo all’occidente.

Il più importante: il temporale entra a far parte della navigazione e non bisogna fuggirne. Del resto, la velocità con cui si muove dice che non possiamo scappare. Le imbarcazioni di oggi sono costruite in modo che il temporale del Quarnaro non le possa mettere in pericolo; il temporale dura per lo più una ventina di minuti o una mezz’ora. Naturalmente, se non facciamo qualche sbaglo. Per esempio: siamo usciti di porto senza aver ascoltato le previsioni del tempo. Quando ci troviamo nella marina al sicuro, all’ormeggio o all’ancoraggio, e si prevede un temporale, è meglio aspettare che passi il temporale.


Bisogna controllare bene se l’insenatura nella quale siamo ancorati è un riparo sicuro dal temporale. Di regola gli ancoraggi malsicuri sono quelli aperti verso ovest. In tal caso non gettate in nessun caso una seconda ancora. Qualsiasi dubbio riguardo la sicurezza del luogo dove siete ancorati deve spingervi a partire. Se vi decidete a gettare una seconda ancora chiedetevi qual’è il passo seguente? Una terza ancora? Non dovete assolutamente farlo; il passo seguente è lasciare l’imbarcazione e guardare, impauriti, dalla terra che cosa sarà della vostra imbarcazione. Se siete legati a un’ancora, dovete controllare se potete salpare facilmente l’ancora, se non sarete in grado di farlo, preparate subito un coltello tagliente. Dovete essere pronti a partire.


Secondo esempio: se siamo usciti di porto e dopo un po’di tempo abbiamo visto il cielo diventar nero e scendere fino al mare - anche se ci fossimo spaventati molto - non torniamo indietro. Bisogna navigare quanto più lontano dalla terra, dalle isole, perché nel corso del temporale l’unico pericolo per noi è la costa. Se per paura vogliamo virare di bordo e con tutta forza arrivare fino alla costa, la prima raffica di vento ci raggiungerà immediatamente prima dell’entrata nel nostro riparo. E come non saremo soli, molti cercheranno di scappare (prima di tutto le imbarcazioni a motore, fidandosi della velocità e della forza dei loro motori) ... tutto può accadere. Qui non bisogna scusarsi dell’inesperienza, perché ci vuole molta esperienza per manovrare l’imbarcazione in questa situazione. Tutti cercheranno di approdare in altro luogo (per lo più dovunque), per cui è molto più sicuro ancorarsi al mare aperto. Terzo esempio: se avete seguito il nostro consiglio e siete rimasti al mare, se navigate a bordo di una imbarcazione a vela dovete levare l’ancora. I nostri vecchi dicevano che nel corso del temporale le vele vanno calate; ma l’attrezzatura delle imbarcazioni e le vele erano diverse. Vi consigliamo di spiegare una parte della vela principale, seconda o terza estremità, e di aspettare pronti le prime raffiche di vento. Quarto errore : non accendete il motore. Tutti gli errori menzionati si commettono per paura. La paura, come pure il temporale, fanno parte della navigazione e non bisogna vergognarsene. Per quelli più esperti il senso di paura non è che un’avvertenza di pericolo che ci ammonisce a fare qualcosa. E l’unica cosa che bisogna fare è preparare l’imbarcazione per il temporale.


Dunque, prima alziamo la vela principale, maestra; o se intendiamo seguire la direzione del temporale, il fiocco prodiero (denominato controfiocco). Bisogna controllare le stecche della vela e tirare la cordicella che regola la tensione dell’ultima bordatura della tela. Molti dicono che non vogliono alzare le vele per non strapparle. Se le vele sono così attrezzate, il vento non le strapperà. Le vele si rompono quando sbattono incontrollatamente, e la forza del vento non li strapperà se è ben tirata la prima estremità o la seconda. Siccome oggi la maggior parte dei turisti nautici usa roll-vele, trovate il modo di tirare bene l’ultima bordatura. In ogni caso bisogna chiudere tutte le valvole che impediscono l’entrata dell’acqua nell’imbarcazione. In alcune imbarcazioni l’acqua crea più problemi in altre meno, ma l’importante è chiudere tutte le valvole.


Gli oggetti che non sono in coperta vanno fissati, gli oggetti che sono sotto coperta vanno messi ai loro posti. Se ci sono i bambini a bordo, essi devono stare seduti nella cabina con una persona adulta. Quelli che restano sopra coperta, preparati alla lotta all’ultimo sangue (scherziamo), devono legarsi. Non bisogna farsi coraggio con lunghi sorsi di bevande fortemente alcooliche, bisogna abituarsi alla paura. Del resto, siate convinti che il temporale non ha niente contro di voi, è molto più pericoloso vivere in città. Prima dell’arrivo del temporale bisogna ritenere in mente la rotta sulla bussola che ci garantisce la navigazione a una certa distanza dalla costa. I rovesci di pioggia sono talvolta tanto forti da non lasciarci vedere che cosa succede intorno alla nostra imbarcazione, per cui basta guardare la bussola e seguire la rotta (ricordata). Quando arriva la prima raffica di vento - continuate a navigare! Navigate controvento, contro temporale! Rimarrete sorpresi quando capirete che la vostra imbarcazione a vela, così preparata e attrezzata, trova da sola la strada tra le onde e il vento. Non sarete veloci, ma sarete al sicuro. Non pensate nemmeno all’ancora o alle funi che dovrebbero stabilizzare la vostra imbarcazione. Vi imbroglierete. Ciò è per gli oceani e per quelli che sono molto più esperti di voi. Il temporale è passato! E quando è finito di piovere, ecco una sorpresa! Ci troviamo in vicinanza delle piccole isole di Unie.


 

e abbiamo appena cominciato la nostra crociera e l’incontro con la civilizzazione non ci sembra ancora giusto, possiamo ripararci nella baia di Vrulje, che si trova nella parte meridionale dell’isola (questa baia è un riparo sicuro solo quando soffia la bora). Il fondo di questa baia è di ghiaia per cui l’ancora non sarà un sostegno abbastanza sicuro.


La località Unie si trova sulla costa occidentale dell’isola omonima. Appoggiandosi al centro dell’abitato, si estende al mare un molo non molto grande e all’estremità del molo si trova il faro rosso. Qui c’è posto per una decina di imbarcazioni da diporto, e la profondità del mare intorno al capo del molo è più di cinque metri. Si può approdare solo dal lato interno del molo. Se non c’è posto libero al molo, possiamo ancorarci in mezzo alla baia, alla profondità di 5 - 10 metri. Ancorandosi bisogna pensare alla linea che congiunge il capo del molo e lo scoglio. Bisogna gettare l’ancora lungo questa linea. Nella parte della baia tra lo scoglio e Unie (verso il promontorio di Nart che sporge dal mare) il mare non è abbastanza profondo per cui bisogna evitarla.

Se ci fermiamo a Unie durante la notte, non ci deve sorprendere se sentiamo qualcuno bussare sopra coperta, perché la nave di linea approda al molo e quasi tutte le imbarcazione legate al molo devono muoversi. E se la bora non soffia più, approfittiamo dell’occasione e andiamo a visitare l’isola molto presto.

La parte molto fotogenica dell’isola, navigando in direzione nord, si chiama Vele stijene. Le rocce verticali che scendono nel mare fanno pensare al paesaggio delle Incoronate. Un po’ più a nord troveremo la bellissima insenatura di Zasmokve. Navigando lungo la costa delle isole di Unie bisogna star attenti alla secca, segnata con una crocetta, il che vuole dire che la secca si trova sotto la superficie del mare.


Quelli che sono attratti dall’avventura possono navigare tra la piccola isola di Samunæel e la costa delle Unie. Del resto, sullo scoglio nelle immediate vicinanze dell’isolotto si trova un avviso che ammonisce i turisti nautici a navigare dalla parte occidentale.


Dopo aver navigato la parte più settentrionale dell’isola, su cui si trova il faro, la profonda insenatura di Goligna si aprirà davanti a noi. Uno sguardo gettato sulla carta ci dirà che qui non bisogna trattenersi se il bollettino meteorologico prevede la bora. In caso di qualsiasi altro vento, qui saremo ben protetti.

Sulla costa orientale dell’isola di Unie si trovano tre insenature, Maraèol, Podkujni e Vogni¹æa. Tutte e tre queste bellissime insenature rientrano profondamente nell’isola di Unie, e l’insenatura di Maraèol, meglio di tutte, protegge dalla bora. Naturalmete, venendo dalla direzione del promontorio di Porer non abbiamo potuto trovare riparo in queste insenature; a quelli che pensano che la bora sia troppo forte lungo la costa dell’isola di Lo¹inj dove sorge Osorèica, queste insenature offrono un riparo sicuro. La bora, sebbene troppo forte, soffia in direzione dei promontori, e dopo i promontori saremo ben protetti. Se possiamo scegliere in quale insenatura entrare, scegliamo - Maraèol.

Questa insegnatura nasconde le tracce dei magazzini militari. Poiché l’esercito sceglieva sempre i migliori nascondigli, non ci deve sorprendere gran numero di turisti nautici che affidano la propria sicurezza a questa insenatura. Quando fa brutto tempo ci sono troppe imbarcazioni. Un piccolo ponte divide questa insenatura. Il fondo è di sabbia e in mezzo all’insenatura le imbarcazioni si possono ancorare alla profondità di 7 -9 metri.

Più avanti verso sud non ci sono cose interessanti per turisiti nautici. Una secca segnata si trova non lontano dal promontorio dell’isola di Unie, ma possiamo navigare tutt’attorno. Tuttavia, il rilievo di questa secca va esaminato bene sulla carta.

 

rakane. Esistono Velike Srakane e Male Srakane. Sono due isolotti situati nel prolungamento del promontorio meridionale dell’isola di Unie.


Questi due isolotti sono in un certo senso misteriosi. La gente vi si vede raramente, perfino le case sono nascoste, ma tuttavia ben illuminate di notte. Tra Male Srakane e Velike Srakane c’è un passaggio poco profondo; si narra che di notte gli abitanti nuotino da un’isolotto all’altro affinché noi, ospiti casuali, non possiamo sappere su quale dei due passano la notte. Nel loro tentativo di nascondersi li aiuta anche la canna, pianta con fusto alto, più alta della gente, e ... No, scherziamo. Loro non devono nascondersi davanti a noi, anzi sono conosciuti per la loro ospitalità. Particolarmente d’inverno. Infatti, Srakane, Male e Velike, sono una zona ricca di calamari nel mare circostante durante tutto l’inverno. I pescatori vi vengono dal Quarnaro, perché la pescata giornaliera di calamari è incomparabilmente piú grande della pescata in altri luoghi.

Ma per quanto giriamo Srakane e le loro baie troveremo difficilmete un riparo. Se la nostra curiosità ci spinge ad approdare alla costa di queste piccole isole, è possibile farlo solo in un punto. Nella baia di Gornja Trata che si trova nella parte sudoccidentale dell’isola dirupata, sotto il villaggio di Vele Srakane, si trova un molo di cemento lungo appena una quindicina di metri. Al capo del molo la profondità è di tre metri circa, e si può approdare solo in vicinanza del capo.
È il preludio a ciò che ci aspetta nell’isola di Susak, che si trova a sole quattro miglia più a sud.



e l’arcipelago delle Incoronate si fotografa maggiormente, Susak è l’isola di cui si parla maggiormente. Del resto, alcuni scienziati hanno conseguito il dottorato trattando il tema della diversità e particolarità dell’isola di Susak. Molti si interessano a quest’isola: i linguisti studiano il linguaggio degli abitanti di Susak che si distingue da molti altri dialetti croati; i vinai cercano il segreto del famoso vino di quest’isola, i periti edili studiano come gli abitanti di Susak, attraverso i canali di sabbia, filtrano l’acqua marina trasformandola in acqua salmastra; i biologi studiano la vegetazione di quest’isola, mentre i geologi cercano di scoprire il segreto della creazione dell’isola. Gli abitanti di Susak, ovviamente non interessati abbastanza ai problemi menzionati, poco a poco sono emigrati in gran numero. E ciò ha creato un altro problema per i linguisti, perché a Susak si parla un dialetto pieno di americanismi, americanizzato in molti segmenti. C’è ancora una particolarità che distingue quest’isola da tutte le altre. Al posto dei ben noti muri di sassi o muri a secco le canne dividono i poderi dell’isola. Le canne si tagliano in modo da crescere tra i campi a guisa di muro, proteggendo nello stesso tempo la vegetazione dal vento e dal sale che il vento porta dalle creste frangenti delle onde.


Sulla vetta più alta dell’isola si trova un faro ravvisabile con luce di grande portata, che lo include fra i tre più forti fari dell’Adriatico. Di notte, a regolari spazi di tempo, la sua luce bagna tutta l’isola, e se montiamo su una delle alture vedremo che durante le notti ventose crea uno straordinario gioco di luce e di canna che cresce tutt’intorno.

Le abitanti di Susak sono note per i loro costumi popolari. Gli etnologi studiano i costumi popolari. Molte giovani coppie vengono dall’America nell’isola di Susak per sposarsi, più precisamente da Hoboken, un sobborgo di New York, e in questo modo rendono onore al loro paese di provenienza.

Il porto di Susak si chiama Dragoèa. È l’unico posto dell’isola dove possiamo approdare. Il molo protegge il porto dalla bora, ma è molto sgradevole entrare in porto mentre soffia la bora. Infatti, a una ventina di metri dal capo del molo che porta il faro verde, si trovano i resti del molo distrutto. Non si tratta di un sasso, di una roccia, ma è il molo distrutto sott’acqua in tutta la sua lunghezza. Nell’interno del porticciolo sono legate molte imbarcazioni degli abitanti del luogo, anche se loro, consapevoli del vantaggio che si trae dal turismo, lasciano posti ormeggio liberi per turisti nautici. Susak è un’isola molto attrattiva, per cui troveremo difficilmente posto.
Intorno al capo del molo la profondità del mare è di due metri circa, all’approdo interno, all’estremità, è di tre metri, e lungo i suoi lati è di due metri circa. Sul faro si trova un segno con divieto di ormeggio, prima di tutto a causa della nave di linea che vi approda giornalmente mettendo in comunicazione Susak con Mali Lo¹inj.
Se nel porticciolo non c’è posto, lo troveremo di certo di fronte alla spiaggia di sabbia per la quale l’isola di Susak è tanto conosciuta. Si trova nell’insenatura di Bok. Anzi, si racconta che il bagno fatto sulle spiagge di Susak possa aiutare le donne ad avere figli che desiderano, ma per certe ragioni non possono rimaner incinte.

Bisogna ancorarsi a un centinaio di metri dalla spiaggia, perché la costa scende leggermente verso il mare profondo. Dietro la spiaggia di sabbia si elevano montagne di sabbia, e numerosi visitatori hanno scavato delle vere rocce in queste montagne di sabbia. Qualche volta soggiornano in queste rocce per alcuni giorni, godendo le particolarità di questa isola. Alla fine della spiaggia più vicino alla città si trova un pozzo con acqua salmastra, che d’estate è benvenuta per fare la doccia.

Dall’altra parte di Susak, sebbene affermiamo continuatamente che si tratta di un’isola di sabbia, troveremo anche la costa rocciosa. Poiché l’insenatura di Bok è esposta a tutti i venti del primo quadrante, bisogna essere informati del riparo nella baia di Tisena. Navigando avanti lungo la costa, dopo la baia di Tisena, aiutati dalla carta geografica ad evitare di trovarsi improvvisametne nelle secche, entreremo nella baia di Suzanski. Sulla costa settentrionale dell’isola di Susak l’insenatura di Porat rientra nella terra, e quando soffia la bora è, di certo, il migliore ancoraggio in tutta l’isola. Anche qui dobbiamo gettare l’ancora un po’ più lontano dalla costa, perché il fondo degrada leggermente sotto le acque del mare verso il mare profondo.

Dopo Susak, se non ci innamoriamo di quest’isola, la strada ci porta verso le isole di Mali Lo¹inj o Ilovik che abbiamo già raggiunto im questa guida per turisti nautici nel corso del nostro primo itinerario.